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Venerdì 05 Giugno 2009 14:17 |
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E' realtà la sfida per fare della Puglia una Learning Region
Intervento di Ettore Ruggiero, Direttore Universus, Vicepresidente Ass. Learning Cities
L'anno scorso abbiamo lanciato la sfida di far conoscere la rete delle Learning Cities e di fare della Puglia una Learning Region e delle nostre città delle Learning Cities, e su questa scia abbiamo cominciato a rimodulare il nostro modo di fare scuola e servizi di formazione. Il nostro convincimento è che se non si fa buona teoria non si fa buona pratica.

Oggi siamo contenti di aver trovato nella Regione Puglia un partner per poter creare anche qui un movimento sulle Learning Cities e sull'apprendimento continuo che possa nel futuro avere la forza di quelli francesi, inglesi e tedeschi che hanno il supporto economico-finanziario dei governi. Universus è una scuola che vuole far circolare un modello economico alternativo, introdurre teoria e buone prassi attraverso la formazione di una classe dirigente che sappia far valere le proprie convinzioni. Il valore delle idee per noi significa condividere conoscenze, il nostro obiettivo è dare il massimo per favorire una progettualità territoriale che sia un grado di generare fiducia nel futuro in questo momento di crisi, facendo capire che il problema è delle organizzazioni, delle modalità con cui lavorano, delle modalità con cui la nostra società crea benessere.
La politica deve essere motore di innovazione, deve essere capace di dettare scenari di lungo periodo e deve generare occasioni. La politica deve spingere a fare partecipazione ma se i cittadini non premono sulla politica e non danno i criteri per creare regole nuove e valide per il bene comune non si va da nessuna parte.
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Ultimo aggiornamento Martedì 23 Giugno 2009 10:52 |
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Venerdì 05 Giugno 2009 14:14 |
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Obiettivo: creare un modello economico alternativo, capace di rigenerare la società e l'ambiente
Intervento di Eric Ezechieli, Project Manager Piano Strategico Morbegno 2020, Socio fondatore Ass. Learning Cities
Il Comune di Morbegno (So) e 25 Comuni circostanti della Valtellina hanno deciso da più di due anni di costituire una Learning Valley, un luogo in cui innescare processi di apprendimento per la sostenibilità. Tha Natural Step è un istituto di ricerca svedese che ha come obiettivo la diffusione di soluzioni per risolvere i problemi più grossi del nostro tempo, cercando di far interagire pubblico e privato, Comuni, cittadini, scuole, imprese. Il progetto attuato in collaborazione con il Comune di Morbegno e la Fondazione Cariplo è stato quello di moltiplicare connessioni utili a creare un futuro davvero desiderabile: un programma utile a cocreare una visione per un futuro sostenibile verso cui tendere, per diffondere la conoscenza dell'oggi e attivare azioni coordinate che convergano verso la visione condivisa.

Siamo in un'epoca di cambiamento dirompente, è difficile capire cosa succederà anche solo fra dieci anni ma dobbiamo essere preparati. Oggi i livelli dei consumi mondiali annui sono pari a quanto prodotto da 1,3 pianeti, in Italia consumiamo quello che produrrebbero 3-4 pianeti: correggiamo la rotta. Dobbiamo imparare a vivere come se avessimo un solo pianeta. È possibile.
La nostra società è in un imbuto che si stringe perché la domanda di risorse aumenta ma le risorse diminuiscono: troviamo la strada per uscire dall'imbuto.
Un percorso possibile è quello che prevede di creare le competenze nella comunità e piani di azione che ci dicano cosa fare oggi e tra 10-20-30 anni per vivere meglio. L'approccio e le metodologie scelte sono quelle del Learning by doing (imparare facendo), che consentono di affrontare tutti i settori della vita cittadina senza che nessuno oscuri l'altro e di attivare la partecipazione, cosicché tutti imparano e lo fanno tutti insieme.
Il progetto Morbegno 2020 è partito con la consultazione dell'intera comunità per capire cosa ognuno voleva per il futuro del territorio, cosa era disposto a fare. Abbiamo fatto viaggi di apprendimento e studio ad es. a Friburgo, città che ci ha insegnato che si può vivere in maniera sostenibile, sfruttando le risorse naturali e riducendo i livelli di inquinamento. Le 50 persone che hanno partecipato a questo viaggio, tra cui 5-6 bambini, sono diventati dei disseminatori, persone che hanno visto che tutto si può fare. Abbiamo organizzato un programma intensivo per insegnanti di scuola (il 20% del totale) che ha avuto molto successo, tanto che oggi le scuole sono un soggetto particolarmente attivo nella comunità.
Il nostro obiettivo è creare un modello economico alternativo, creare una economia che rigeneri la società e l'ambiente piuttosto che distruggerli.
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Ultimo aggiornamento Martedì 23 Giugno 2009 10:53 |
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Venerdì 05 Giugno 2009 14:04 |
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Partecipazione: sono i cittadini che dettano la scaletta delle priorità per il governo
Intervento di Luigi Merli, Sindaco del Comune di Grottammare (Ap)
A partire dal 1994 abbiamo fatto un'operazione di ascolto della cittadinanza. Nel 1998 abbiamo impostato un Prg primordialmente partecipato, spinti dall'idea che chi subisce il Prg sono i cittadini e quindi era giusto farlo con loro. Alla fine abbiamo recuperato 4 chilometri quadrati di aree non edificabili e ridotto le volumetrie edificabili di un milione di metri cubi, rispetto al Prg precedente.
Io sono convinto che il politico che "ha fame" non pensa a governare bene, perché non è libero, pensa solo al consenso e non si mette in gioco. La partecipazione, che è governare insieme ai cittadini, ha senso se chi partecipa può dire e fare. Sono pillole di democrazia diretta nella democrazia rappresentativa, che naturalmente minano il potere dei partiti.
La partecipazione attivata a Grottammare è principalmente relativa al bilancio e poi di conseguenza alle opere pubbliche.
Agli inizi facevamo riunioni di quartiere nei locali, nei bar, nei garage, nei ristoranti nei giorni di chiusura, oggi abbiamo strutture comunali attrezzate in ogni quartiere. In due fogli A3 presentiamo il bilancio comunale, o meglio lo decodifichiamo, per far capire quanto spediamo e come lo spendiamo, convinti che se i cittadini sanno quello che facciamo non ci permettiamo di fare come ci pare. Si preparano delle schede per la votazione delle priorità per il quartiere e per la città e quello che emerge che alla fine diventa atto amministrativo, da cui partire nei lavori di Giunta e Consiglio. È la città quindi che decide le priorità. La scaletta delle priorità è dettata dai cittadini.
Su 16.000 abitanti partecipano 300-500 persone, ma le assemblee che funzionano sono quelle con 100 partecipanti, perché chi vuole parlare si sente meno inibito. In questi anni ho capito che i cittadini si sanno difendere e sanno illustrare le loro necessità. Io inoltre vado senza facilitatore, senza paracadute, aperto a tutto quello che succederà.
Recentemente abbiamo fatto un accordo di programma partecipato. Di solito si tratta di uno strumento che portando una trattativa diretta tra amministrazione e privato si presta a compromessi. Quando sono andato a trattare con il privato però sono andato in quanto rappresentante di scelte condivise dalla comunità: non ero io a trattare ma era la città che trattava attraverso me. Così non ho ceduto a nessun compromesso chiesto dal privato.
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Ultimo aggiornamento Martedì 23 Giugno 2009 10:55 |
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Venerdì 05 Giugno 2009 14:05 |
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La PA si deve adeguare a una società che sviluppa le relazioni in maniera orizzontale, facendo rete e chiedendo partecipazione
Intervento di Guglielmo Minervini, Assessore alla Trasparenza e alla Partecipazione Attiva, Regione Puglia
Scorgo un cambiamento radicale nei paradigmi con i quali siamo soliti vedere la realtà. Finora siamo stati ispirati nelle forme di organizzazione sociale e di organizzazione della PA da geometrie piramidali, livelli di interazione gerarchica, cioè dall'alto verso il basso, radicati in tutte le culture politiche. L'attuale società chiede di sviluppare un percorso di interazione dal basso verso l'alto.
L'ordine gerarchico delle cosa finora ha funzionato perché ispirato dal contesto sociale: l'Italia degli anni Cinquanta, contadina e analfabeta, in cui il cittadino era ancora suddito e la politica ancora orientava la società e le masse.
Oggi i cittadini sono molto più consapevoli, anche solo rispetto a un decennio fa; la società è sempre più disposta a interagire con il potere amministrativo e politico. Oggi le persone hanno maturato il cammino di costruzione delle loro autonomia e questo comporta una spinta continua e lo scambio tra pari. Questo tipo di società non può più essere gestita in maniera gerarchica.
Viviamo in una società paritetica orizzontale. Le relazioni sono sempre più orizzontali, non a caso la metafora che oggi regola gli scambi è quella della rete, anche nel senso tecnologico, cioè il web come calcolatore universale. La tecnologia permette un accesso alle conoscenze diffuso e collettivo. Il fatto che le nuove generazioni stiano crescendo con una disponibilità immediata e diffusa di conoscenza e sapere, è stato utile a fomentare la richiesta di partecipazione.
Certo il web non può sostituire il bisogno della relazione diretta, ma si integra con essa. Ci vuole una miscela tra le due cose, anche se il processo di cocreazione si ha necessariamente fra chi si incontra e lavora insieme.
Proprio le imprese sono state le prime ad accorgersi del cambiamento in corso nella società, concependo la relazione con il cliente come conversazione, mentre la PA sta iniziando solo ora a capire che le politiche pubbliche devono essere concepite non come un rapporto con un cittadino suddito ma con una conversazione, come dialogo e prendendo sul serio i cittadini.
Le PA stanno comprendendo che la complessità dei fenomeni da gestire è ormai tale da non essere sostenuta da un atteggiamento di tipo riduzionistico con approccio di t ipo gerarchico. Penso ad esempio al riciclo dei rifiuti. Oggi non si ottiene niente se qualcuno decide di autorità di fare una nuova discarica, se invece si affronta l'emergenza in maniera partecipata e avviando un percorso di apprendimento si scoprono soluzioni alternative e migliori. Ricomporre il ciclo dei rifiuti oggi è una sfida complessa, che si può vincere solo accumulando una straordinaria quantità di conoscenze e coinvolgendo molti cittadini che condividono la sfida. La conversazione è l'unica possibilità che si ha per fare questo.
La sfida per il futuro secondo me è: è possibile immaginare una PA e dei partiti organizzati secondo il modello wiki? Cioè impostati sulla conversazione, sul dialogo ininterrotto e aperto come cocostruzione attiva. Bateson parlava di una mente ecologica, una struttura che coinvolge tutti quanti. Immaginiamo le politiche pubbliche come struttura di connessione in cui si vengono scambiate non solo conoscenze, ma anche energie che servono per aggredire in maniera efficace le grandi sfide di fronte a cui ci troviamo.
Possiamo dire che oggi esiste una mente collettiva che potrebbe essere il web, che unisce tutti. Ma possiamo anche pensare alle politiche pubbliche come struttura di connessione tra i cittadini e le amministrazioni per affrontare le sfide del futuro.
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Ultimo aggiornamento Martedì 23 Giugno 2009 10:53 |
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Venerdì 05 Giugno 2009 14:01 |
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Chiediamo ai giovani cosa sono disposti a fare per la comunità
Intervento di Luca Fantini, Dirigente del Settore Giovani e Università, Comune di Reggio Emilia
Reggio Emilia ha 150.000 abitanti e 20.000 giovani tra i 14 e i 26 anni. Le politiche giovanili sono fragili e cambiano a ogni cambio di Giunta. Il nostro sindaco ci ha chiesto di fare una carta etica per i giovani. Non prevede sconti nei negozi ma premia i consumi meritori, le attività sportivo-culturali, le attività ecosostenibili o di volontariato e prevede un gioco a punti che possa orientare i percorsi "culturali" dei giovani.
La Leva Giovani è un'azione messa in campo con l'idea di non chiedere ai ragazzi cosa volessero dalla città, ma cosa sono disposti a fare loro per la comunità: una chiamata al servizio di volontariato che fa la città. L'amministrazione ha deciso di leggere i giovani come un database di competenze e di risorse per la comunità, competenze utilizzate per produrre beni, servizi e azioni che prima non erano disponibili.

Tra le tante proposte a cui abbiamo pensato c'è stata quella di colmare il divario digitale sofferto dagli anziani, chiedendo ai ragazzi di insegnare ai nonni ad usare Internet. 60 ragazzi hanno fatto da tutor a 120 nonni per attività realizzate nei centri per anziani, in un centro per badanti e in un piccolo centro giovani. Si è avuto un interessante incontro fra generazioni, che non è stato letto solo come trasferimento di competenze. Finito il corso non abbiamo dismesso il capitale sociale e tecnologico e abbiamo creato degli Internet Point Civici: luoghi dove ci si può connettere gratis, gli stranieri usano skype e mandano mail e dove gli anziani che hanno imparato dai giovani ora passano queste competenze ad altri anziani.
Per la lotta all'alcolismo gli studenti dell'Istituto Alberghiero hanno creato nuovi cocktail analcolici da offrire nei bar, mentre i baristi hanno seguito un percorso sulla consapevolezza del problema alcolismo.
In due anni abbiamo avuto 800 volontari della Leva Giovani, che hanno donato alla comunità 30.000 ore di lavoro e non stati pagati se non con un viaggio premio in una città gemellata, cosa che ha arricchito il loro bagaglio culturale.
Per maggiori informazione sulla Leva Giovani del Comune di Reggio Emilia clicca qui.
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Ultimo aggiornamento Martedì 23 Giugno 2009 10:55 |
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