Home Le Attività Convegno Annuale 2010 5 maggio- I lavori di gruppo
5 maggio- I lavori di gruppo PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 19 Maggio 2010 09:52

Il workshop del 5 maggio scorso “Comunità che apprendono: Nuovi rapporti tra Università ed Enti Locali fondati sulla partecipazione”, è stata l'occasione per i numerosi partecipanti di condurre lavori di gruppo e una riflessione su:

  1. Quali aspetti caratterizzano una Comunità che apprende? Che tipo di relazioni instaura con le comunità Altre?
  2. Il gruppo PURE della Regione Puglia ha declinato l'apprendimento condiviso come: “La generazione di conoscenza collettiva e collaborativa attraverso l’attitudine ad intercettarsi tra pluralità di soggetti, questioni e identità, assegnando a tutti pari diritto di espressione e pari dignità”. Condividi questa definizione? In che modo essa produce effetti sulla qualità della vita della comunità in cui vivi (anche con particolare riferimento a uno dei seguenti tre temi: Sostenibilità, Comunità remote, Cittadinanza attiva).
  3. Alla luce delle esperienze riferite dalle Università e dalla Regione, quali proposte avanzate perché le stesse incidano sull'apprendimento continuo della vostra comunità, amplificandone i vantaggi?

I risultati dei lavori di gruppo sono stati molto interessanti e fortemente propositivi anche grazie alla diversa provenienza dei singoli partecipanti (professionisti, docenti universitari, amministratori, rappresentanti di associazioni), cosa che ha stimolato il dibattito e portato gli assessor internazionali a riconoscere che in Puglia c'è una forte consapevolezza su cosa sia una comunità che apprende e anche un forte impeto della società civile verso una forma moderna di sviluppo sostenibile (nell'accezione più ampia del suo significato).

Primo gruppo:
  1. La Comunità che apprende è una comunità aperta e orizzontale, una persona collettiva che costruisce insieme una dimensione di appartenenza nutrita da un meccanismo di porte aperte a chiunque arriva, ed è così che si riempie di contenuti e identità. In una comunità che apprende competenza, consapevolezza e appartenenza devono essere impostate su obiettivi comuni diversificati a sufficiente complessità e devono essere fondate sulla raggiungibilità. Questo perché solo attraverso la raggiungibilità si può avere lo scatto tra la dimensione del sogno e quella della concretezza e cioè si può dare valore agli esiti. Competenza, consapevolezza e appartenenza declinate con la raggiungibilità generano una visione di futuro e un sistema concreto di progetti.
  2. Condividendo la definizione data dalla Regione si può dire che la sostenibilità è una sfera imprescindibile delle comunità che apprendono, la cittadinanza attiva il loro fluido. Le comunità remote devono essere viste come luoghi umani “remoti” da raggiungere come obiettivo della quotidianità. Questo perché in una comunità che apprende le voci invisibili possono diventare protagoniste del sistema, in quanto si tratta di una società correlata in cui chi non ha voce per appartenenza diventa parte della voce.
  3. Sarebbe importante attivare percorsi collettivi partecipati per la costruzione di una identità. Percorsi nei quali il nucleo fondamentale dovrebbero essere le scuole, in quanto i bambini sono epicentro del futuro, protagonisti dello sviluppo a medio e lungo termine. I bambini sono soggetti volano per la comunità di un futuro migliore. Essi collegano le generazioni e anche i luoghi più diversi, perché sono attivi nelle scuole, nelle famiglie e nei quartieri; una dimensione che poi si amplia all'intera comunità e anche all'area vasta. Con i bambini, quindi, si possono attivare percorsi a catena fra diversi livelli temporali (generazioni) e diversi livelli territoriali. Percorsi per progetti reali e concreti. I bambini sono cittadini glocal, produttori di futuro e di una visione strategica. Per quanto riguarda l'Università, a essa si chiede la disponibilità a integrare i saperi presenti in una comunità. In particolare si chiede che i saperi esperti in essa preservati discendano e si fondano con i saperi vivi e comuni della quotidianità per creare visioni condivise di futuro.

Secondo gruppo:
    1. Una Comunità che apprende è caratterizzata da parole chiave come interesse, partecipazione, sensibilità, consapevolezza, buona comunicazione, democrazia; in essa è il cittadino che crea la comunità. Con le altre comunità si deve impostare una relazione autentica che valorizzi l'ascolto, il confronto, ipotesi progettuali condivise, creazioni di reti, così da generare tante isole che creano un arcipelago.

Terzo gruppo:
  1. Una Comunità che apprende è una comunità che adotta un sistema aperto con azioni corporative piuttosto che competitive. È autoconoscenza per l'autocambiamento, in quanto è una comunità che vuole imparare. Si serve di automonitoraggio continuo e di confronto con altre comunità. È dinamica e si mette in discussione. È una comunità che va al di là del singolo individuo, ogni persona ha un valore inestimabile che contribuisce in maniera significativa all'insieme; l'immagine più corretta è quella del mosaico dove ogni individuo è una tessera con la sua importanza e unicità. È una comunità responsabile e consapevole capace di gestire le incertezze e di dare risposte. È una comunità desiderosa di cambiamento.
  2. Condividendo la frase della Regione Puglia, si aggiunge che la sostenibilità fornisce supporto alla condivisione; per le comunità remote bisogna abbassare le barriere, evolvere verso una comunità e promuovere l'integrazione; come cittadinanza attiva si deve promuovere la partecipazione alle scelte strategiche.
  3. Allo scopo di attivare una comunità che apprende si deve prendere in maggiore considerazione l'istruzione alla formazione. Il tema dell'apprendimento diventa centrale perché deve essere un apprendimento continuo per tutta la vita. Le proposte devono derivare dalle singole unità, ognuna con le sue esigenze ed esperienze, che devono essere condivise in incontri collettivi sempre più frequenti. In più deve esserci un obbligo collettivo di formazione, quasi uno spirito da condividere.

Quarto gruppo:
  1. In una Comunità che apprende deve esserci circolazione di informazioni, capace di creare comunicazione intesa come co-informazione. All'interno della comunità si devono condividere posizioni e soluzioni e si devono dare risposte agli stimoli, per poter finalizzare i processi su prodotti collaborativi, cioè progetti partecipati nei quali deve essere riscoperto l'apporto del singolo individuo, che può anche essere inteso come minoranza. Si deve così avere la capacità di costruire prodotti, modelli modificabili che corrispondano ai bisogni sociali e culturali. La comunità deve avere la capacità di definire un processo condiviso di definizione dei bisogni e deve avere capacità di ascolto, il tutto per costruire un accesso all'apprendimento continuo che non sia escludente. Ci sono, infatti, frange apparentemente minoritarie della società che non vengono coinvolte nei processi partecipati e di apprendimento e questo si deve evitare. Si deve fare in modo che tutti abbiano chiara percezione della missione delle comunità, cosa possibile solo se si crea un prodotto o processo condiviso su un obiettivo definito. E naturalmente si deve avere consapevolezza che in processi del genere c'è una certa ambivalenza delle relazioni tra gli attori della comunità. Si deve capire quali siano i ruoli reali e come in un solo soggetto si possano coniugare ruoli differenti (quello di cittadino, amministratore, professionista, componente di una famiglia, ad es.). Una Comunità che apprende deve garantire una informazione condivisa, ma deve anche avere la consapevolezza che arrivare alla coesione non è semplice, così come è ancora più difficile arrivare a far comprendere le cose e i progetti a tutti.
  2. Alla Regione si chiede di semplificare il concetto di “declinazioni”. Il modo in cui si possono produrre effetti sulla qualità della vita della comunità è attraverso il riscontro che una generazione collettiva di conoscenza condivisa produce una sommatoria superiore al valore dei singoli apporti. Produce quindi “qualcosa in più” che nasce dal processo di condivisione e appartiene alla collettività. Contiene la comunione delle strategie e degli obiettivi.
  3. All'Università si propongono tre parole chiave: comunicazione, innovazione e credibilità; da coniugare nelle progettualità concrete dei centri e degli atenei attraverso principi fondamentali che si possono sintetizzare in: usare linguaggi condivisi, aprirsi ai territori e alle loro reti locali, anche informali, fare un monitoraggio reale. Con una metafora si chiede di “abbassare il ponte levatoio di un castello arroccato che si difende dentro le sue possenti mura e che rischia di spopolarsi”.
Quinto gruppo:
  1. Una Comunità che apprende è una regione che dialoga con il sistema integrato formativo attraverso relazioni bidimensionali; intendendo per sistema formativo tutti i luoghi di apprendimento non solo scuole e università.
  2. Per produrre effetti sulla qualità della vita si chiede l'assunzione di responsabilità, e la capacità di ricerca e condivisione per proporre soluzioni possibili. L'“intercettarsi” della frase della Regione va inteso come ricerca di incontro. Inoltre diventa importante individuare un metodo per generare e condividere soluzioni in un sistema aperto, utilizzando linguaggi e strumenti nuovi necessari al coinvolgimento soprattutto della popolazione più giovane.
  3. All'Università si chiede di portare la conoscenza fuori dai contesti istituzionali: l'Università si deve aprire all'intera cittadinanza intercettando i suoi bisogni. Deve poi rendere pubblici gli elementi di valutazione e condividerli. Un tavolo di concertazione sui temi dell'apprendimento collettivo potrà divenire incisivo su tutta la collettività
 

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